l titolo “Tra le gambe” colpisce per l’ambiguità d’interpretazione a cui si presta; lascio al lettore la scoperta dei significati simbolici e concreti che, pagina dopo pagina, si dispiegano. E.G.
Un gruppo di amiche, ospiti abituali dell’hotel in cui Jacopo lavora, lo affascinano per la sensualità che sprigionano i corpi, in contrasto con la malinconia e la dolcezza che emanano dai loro volti.
Le quattro donne venete lo eleggono asessuato e inoffensivo consigliori. Fantasia e sogni del giovane viaggiano al massimo, diventano necessità, quasi una malattia, che rischia di travolgerlo quando, inaspettatamente, le donne non si presentano più per la consueta vacanza.
La scoperta della verità. Le donne che Jacopo investe del ruolo di dee sono donne normali, di tutti i giorni, alla prese con il lavoro, la famiglia, gli uomini. Con una vita che in apparenza dominano, ma alla quale soggiacciono. Ognuna sfugge al quotidiano inventando un nuovo modello esistenziale, a differenza di Jacopo che usa la fantasia per apprezzare al meglio il suo quotidiano.
Attraverso la vera scoperta delle quattro donne, Jacopo incontra se stesso, la sua storia, la sua diversità, e si rende conto che anche il suo gioco era una fuga, dalle vicende familiari e dall’altro sesso, a cui era legato dall’infanzia.
Accettando il cambiamento della situazione diventa adulto e, attraverso l’approccio con la sua componente femminile, si completa, si arricchisce, diventa consapevole.
Forse viviamo un’era in cui gli uomini calzano con agio panni femminili, forse le donne hanno forme non ancora adatte agli abiti maschili. A chi giova lo stravolgimento, se non a riequilibrare alla bell’e meglio il sistema? Un processo di iterazione, nel quale i due mondi interagiscono, talvolta cedendo, talvolta guadagnando spazi. Una lenta e costante evoluzione.
Ma siamo sicuri che si tratti di evoluzione? |